Salve lettori! Benvenuti!

Questo è il primo articolo del blog della fumetteria Undermine, dedicato a Magic The Gathering, il gioco di carte collezionabili più bello di sempre!

Mi chiamo Pier Matteo e ho avuto la gentile concessione di questo spazio per poter parlare sia ai giocatori che ai non giocatori, agli amatori e ai professionisti (presunti), di questo gioco che da anni ormai ci fa divertire, “sclerare”, litigare, appassionare, impegnare, investire e chi ne ha più ne metta.

Ve lo anticipo: a livello competitivo locale, nazionale e internazionale, valgo veramente poco se non zero: all’attivo ho solo un PPTQ vinto grazie a chissà quale santo (probabilmente San Reflector Mage), per cui non ho la pretesa di fornirvi articoli tecnici di spessore, piuttosto avranno il livello di una chiacchierata tra amici, come se fossimo a discutere seduti al tavolo della fumetteria.
Mentre scrivo queste righe ripenso al recente sabato pomeriggio trascorso in fumetteria per l’Open House di Dominaria (trattasi di una giornata dedicata ai nuovi giocatori per imparare le regole del gioco, ricevere un mazzo introduttivo e una promo a loro riservata) e il passo, da spiegare le regole ai newbie, al ricordare i nostalgici inizi, è molto breve.

Facciamo un breve passo indietro per chi non sa di cosa stiamo parlando e si è trovato su questa pagina per caso (o quasi): Magic The Gathering è un gioco di carte collezionabili dove è possibile, grazie all’energia chiamata mana, lanciare potenti magie con lo scopo di battere l’avversario portando i suoi punti vita a zero, prima che lo faccia lui.
Non è una spiegazione dettagliata del gioco, non è l’intenzione di questo articolo spiegarvi le regole, ma è sufficiente per farvi capire a grandi linee il contesto, ovvero un gioco di strategia che vi assicuro non è semplice né immediato. Mentre spiegavo le fasi di un turno di gioco ad un ragazzo, ricordavo il mio primo approccio con il gioco, che fu ad un torneo Legacy, uno dei formati di questo gioco con le carte più vecchie e meno newbie-friendly. Fu un disastro.
Nonostante questo battesimo del fuoco disarmante, stavo insegnando a qualcuno dopo quasi 5 anni da quel giorno.

Non sono mai stato un tipo da far durare un hobby così tanto, senza nessuna interruzione (nonostante le serate dove minacciavo di vendere tutto o dopo lo smarrimento del mio album), quindi qual è stata la formula del successo di questo gioco che mi ha catturato e non mi fa andar via?
La gloria della vittoria? Non è un gioco che ti permette di vincere spesso se non sei veramente bravo, quindi per almeno un anno il massimo che riuscivo a fare era la top 3 in associazione, per cui non può essere questa la risposta giusta.
La gioia perversa nell’aprire carte di un certo valore? E’ una soddisfazione fine a se stessa, sono molto più felice quando ad un Draft costruisco un bel mazzo efficace senza carte di valore elevato, quindi siamo ancora fuori strada.
La risposta l’ho capita solo dopo aver finito la demo, mentre osservavo altri giocatori intenti a sfidarsi: risate, sbuffi, lamenti, stupore, curiosità… Un cocktail di sentimenti che puoi trovare in ogni partita, in ogni torneo, ogni volta in percentuale diversa: c’è la serata che sei felice perché sai di aver fatto delle scelte giuste, quella in cui sei triste per un errore stupido che ti ha condizionato la serata, quella volta che esci incazzato dalla fumetteria perché sembra che l’avversario abbia installato un Tutore Demoniaco al posto della mano, la giornata che passi in tranquillità semplicemente perché stai con i tuoi amici.

Tutte emozioni che in cinque anni ho vissuto a pieno.

Ho pensato anche a come Magic mi abbia “costretto” a trovare un lavoretto in periodo universitario per poter montare i deck, agli escamotage per poter comprare quella carta per poi scoprire che non era chissà che, agli studi delle nuove espansioni per potermi preparare al meglio ai Prerelease, ai deckbuilding (letteralmente montaggio del mazzo) fallimentari perché tutt’ora non comprendo a pieno il significato di “curva del mana” figuriamoci quando ancora ci provavo, al PPTQ vinto con il Bant Company, un mazzo che odiavo, e al relativo PTQ fallimentare, al GP Bologna 2017 e a quello 2018 della prossima settimana dove il nostro Team 'Gelato' proverà a quagliare qualcosa.
Ho pensato a tutte quelle persone che ho conosciuto grazie a Magic e a quanti ora sono diventati miei amici stretti, agli sforzi fatti insieme a Gianluca per reclutare nuovi giocatori e, infine, a tutto quello che potrebbe accadere a ognuno di questi ragazzi venuti a partecipare all’Open House (se continueranno a giocare alle figurine, ovviamente).

Magic non è solo un gioco, ti cambia la vita e lo fa senza che te ne possa rendere conto.
Lunedì sera abbiamo organizzato un torneo formato T2 (o Standard) e arrivato in fumetteria ho scoperto che avrebbero partecipato anche dei nuovi giocatori, freschi di Challenger Deck o semplicemente di voglia di divertirsi e di mettersi in gioco. Semplicemente fantastico!

Forse vi chiederete il senso di questo articolo…. Non sono così pazzo da pensare che questo gioco possa piacere a tutti a prescindere, o che una massa di persone dopo aver letto la mia storia si riversi nelle fumetterie del proprio paese implorando per un deck introduttivo, ma chissà, magari ho colpito i titubanti, quelli in bilico tra un futuro grigio, senza flood e senza screw e un futuro ricco di divertimento, passione e tanta, tanta, ma tanta “fuffa” (carte che ne si giocano, ne valgono danaro).
Occhio, avete un tempismo perfetto, perché questo fine settimana c’è il Prerelease di “Dominaria” la nuovissima espansione, dove è possibile sfidare con le inedite carte che troverete nel Prerelease Pack gli altri partecipanti, il miglior modo per poter iniziare un “ciclo” con Magic The Gathering!
Vi aspetto in fumetteria!
Gelatooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo!